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Centro d'Ascolto dell'Informazione Radiotelevisiva |
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Obiettivo del gruppo di lavoro è trasformare il parlato in scritto. Per comprendere le principali differenze tra scritto e parlato, si tenga conto che lo scritto non può contare sul contesto, determinato dal tempo, dal luogo, dalle persone presenti. Dunque, deve rendere esplicito ciò che nel parlato resta implicito, essendo deducibile dal contesto. Nella trasformazione del parlato in scritto si perdono segnali vocali importanti, quali l’intonazione, il ritmo, le pause, il timbro, il volume, la velocità, l’impostazione, la qualità fonatoria, nonché segnali mimici e gestuali. La scrittura può recuperarli attraverso la punteggiatura o forme grafiche come il corsivo, il grassetto, eccetera. Il testo orale trascritto deve, inoltre, essere sottoposto a un lavoro di ripulitura e aggiustamento, anche attraverso lo spostamento di blocchi di testo, dal quale vanno eliminate ridondanze, sbavature, elementi di frammentarietà. Un carattere distintivo del testo scritto è la coesione grammaticale, ossia l’insieme dei meccanismi grammaticali di cui ci serviamo per collegare le varie parti di cui si compone il testo (articoli, pronomi, e via discorrendo). Nel parlato facilmente si viola tale coesione. Nello scritto il discorso deve avere una progressione tematica più ordinata e lineare e l’articolazione sintattica del periodo è più complessa. Mentre il parlato riporta i discorsi in maniera diretta, lo scritto preferisce il discorso indiretto, con la conseguente modifica di pronomi personali, aggettivi dimostrativi, espressioni di tempo e di luogo, tempi verbali. È tipico della scrittura, inoltre, l’inserimento di una frase tra due parti di un’altra frase, ricorrendo quindi all’uso delle subordinate, mentre nel parlato si preferisce la sequenza in successione cronologica delle azioni (per esempio, scriviamo “Giovanni, poiché ha finito di lavorare, ha fatto un giro in centro”, ma diciamo “Giovanni ha finito di lavorare e ha fatto un giro in centro”). Per osservare più da vicino le differenze tra scritto e parlato confrontiamo
due testi nell’esempio che segue: |
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PARLATO Per quanto concerne questo, voglio dire, poche settimane fa sono stato invitato a Viterbo. Dico questo per cercare di capirci. A Viterbo era presente Paul Crutzen, il premio Nobel per la chimica sulla ricerca del buco dell’ozono. È un falso che sia stato dato un premio Nobel per la chimica, perché la motivazione è: per la prima volta, nella storia del premio Nobel, è stato dato un premio Nobel per ragioni ambientali, non per la chimica. Basta leggere le motivazioni. In quell’ occasione, è stato presentato anche un libro di Crutzen, dove, in un passaggio del suo libro, dice: seimila anni fa, nel deserto del Sahara c’erano alberi. Seimila anni fa forse nel mondo c’erano 10, 20 milioni uomini, non so quanti, ma certamente pochi. Se qualcuno avesse ragionato in maniera ideologizzata avrebbe detto: “qui cadono tutti gli alberi, qui ci sarà un deserto, siamo alla fine del mondo, fra cinquant’anni non ci sarà più nulla”. Siamo diventati 6, 7 miliardi, negli anni, e l’uomo ha cercato sempre di gestire più o meno bene il problema dell’ambiente, quello della produzione |
SCRITTO Qualche settimana fa sono stato invitato, a Viterbo, a un incontro al quale partecipava anche Paul Crutzen, premio Nobel per la chimica per la ricerca sul buco dell'ozono. Innanzitutto, è falso che il premio sia stato assegnato per la chimica: la verità è che per la prima volta, nella storia del premio Nobel, lo stesso è stato assegnato per una ricerca su questioni ambientali, e non per la chimica (basta leggere le motivazioni). A Viterbo, come dicevo, è stato presentato anche un libro di Crutzen, dove leggiamo che, seimila anni fa, nel deserto del Sahara crescevano gli alberi. Ebbene, seimila anni fa nel mondo forse c'erano dieci, venti milioni di uomini, non so quanti di preciso, ma certamente pochi. Se qualcuno, all’epoca, avesse ragionato in maniera ideologizzata, avrebbe previsto la desertificazione di quella regione, paventando a breve la fine del mondo. Invece, siamo diventati sei o sette miliardi e l'uomo ha sempre cercato di gestire, più o meno bene, il problema dell'ambiente e della produzione di energia |
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PARLATO Questo è l’obiettivo della legge. L’obiettivo della legge, poi, diventa operatività per le imprese quando i regolamenti hanno la loro completezza. Io l’ho illustrata la prima parte, che forse era quella più significativa, in presenza di pochi di voi, quindi mi rendo conto, ma c’è lo scritto, mi sembra fatto molto chiaro. L’abbiamo preparato con attenzione e con cura, per il rispetto che si deve alle Commissioni parlamentari, e credo sia esaustivo anche delle domande che ho sentito nel corso di questa mattinata. Ha l’obiettivo, in buona sostanza, che presa l’esperienza positiva nel suo complesso dei dieci anni di 488, tant’è vero che vi ho dato i dati che sono un’enormità, che sorprendono noi stessi nel leggerli, di quanto abbia contribuito al risveglio, al rilancio, comunque al mantenimento di realtà industriali anche in aree che sono sicuramente più svantaggiate e più in difficoltà. Abbiamo ritenuto, con questo regolamento attuativo, di raggiungere alcuni obiettivi. Il primo: c’era una carenza nella definizione di qual era il progetto meritevole di approvazione, tant’è vero che ci sono stati casi, in percentuale anche considerevole, di investimenti fatti in imprese che non meritavano, che forse non ci credevano loro stesse. Nel contempo, il concetto del contributo a pioggia faceva credere anche gli imprenditori poco in se stessi. Se non ritieni di investire una parte del tuo rischio nella tua impresa, significa che ci credi poco anche tu. Questi argomenti messi insieme, insieme alla temporalità precisa del tempo in cui deve essere concessa o non concessa, e poi quando concessa deve essere attuata, significa semplicemente serietà. Significa adeguamento alle esigenze che abbiamo colto e verificato in questi dieci anni di esperienza in questa materia. |
SCRITTO Questo è l'obiettivo della legge, che diventa operatività per le imprese quando i regolamenti raggiungono la loro completezza. Ho illustrato la prima parte, che forse era quella più significativa, alla presenza di pochi di voi, dunque mi rendo conto delle difficoltà sollevate da alcuni. Tuttavia, c'è lo scritto, che mi sembra molto chiaro; lo abbiamo preparato con attenzione e con cura, per il rispetto che si deve alle Commissioni parlamentari, e credo che sia esaustivo anche con riferimento alle domande che ho ascoltato nel corso di questa mattinata. Credo che si debba partire dall’esperienza positiva, nel suo complesso, dei dieci anni della legge n. 488: i dati dimostrano quanto essa abbia contribuito al risveglio, al rilancio, comunque al mantenimento di realtà industriali, anche in aree più svantaggiate e più in difficoltà. Abbiamo ritenuto, con questo regolamento attuativo, di raggiungere alcuni obiettivi. In primo luogo, c'era una carenza nella definizione del progetto meritevole di approvazione, tanto è vero che ci sono stati casi, in percentuali anche considerevoli, di investimenti destinati ad imprese che non meritavano di riceverli, che forse non ci credevano esse stesse. Nel contempo, il meccanismo del contributo a pioggia faceva sì che gli imprenditori credessero poco in se stessi: è evidente che se un imprenditore non ritiene di investire una parte del proprio rischio nella propria impresa, significa che ci crede poco. Questi argomenti, insieme a una tempistica precisa della concessione degli incentivi, significano semplicemente serietà, significano adeguamento alle esigenze che abbiamo colto e verificato in questi dieci anni di esperienza in questa materia. |
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